Draghi, orchesse e calderoni
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Draghi, orchesse e calderoni
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Draghi, orchesse e calderoni
Fiabe di Francia, Italia e Polonia

Il patrimonio folklorico dei popoli che costituiscono l’Europa è estremamente ricco e vicino per tematiche, personaggi, stile narrativo e non è difficile rintracciarvi suggestioni ed elementi di riflessione comune. Uno degli elementi più interessanti di questo patrimonio comune è rappresentato dal “mondo delle fiabe”.
Il progetto Fabula Loci è rivolto alla formazione di una coscienza europea che sviluppi creatività e accresca le attività operative del gruppo dei partner, per diffondere la conoscenza dei territori e della storia, per migliorare la collaborazione e la responsabilità civica, per fornire il supporto per lo sviluppo di programmi innovativi e valorizzare il patrimonio culturale immateriale europeo.
Un confronto tra le diverse interpretazioni delle fiabe di regioni europee, sperimentando strumenti innovativi che consentano di accedere alla “VIA EUROPEA DEL FIABESCO” aperto al contributo ed alla partecipazione di altri paesi Europei oltre a quelli del partenariato. Il progetto approfondisce la conoscenza delle affinità e differenze tra le diverse culture, per migliorare la collaborazione e la comunicazione tra i paesi e le organizzazioni partner.


Partendo da 2 fiabe per ciascuno dei partner si è costruito un percorso linguistico che permette dialogo tra le diverse culture. Il risultato del lavoro è un libro adatto a tutti (multilingua: italiano, francese, polacco e inglese) che sfrutta anche le nuove tecnologie della realtà aumentata per incrementare il suo messaggio.

Contiene le fiabe: La Padella e il Paiolo - Il Pappagallo - Prezzemolina
Pochettin - Pan Twardowsky - Il drago di Wavel

 

 

PREZZEMOLINA

Una fiaba della tradizione ligure raccontata da Anselmo Roveda

C’era una volta, a Genova o lì vicino, una coppia di novelli sposi che abitavano in una bella casetta con l’orto.

Nell’orto c’era di tutto, ma proprio di tutto: zucchine e rosmarino, basilico e cavoli, ciliegie e pomodori, peperoni e nespole, c’erano addirittura un pino da pinoli e una vite che dava grappoli grossi e sugosi.

Ora bisogna sapere che la casa della coppia di novelli sposi confinava però con la casa di tre Orchesse.

Anche gli orti confinavano. Quello dei giovani sposi e quello delle Orchesse erano divisi solo da un vecchio muro con qualche buco qua e là.

Dopo qualche mese la giovane donna si rese conto di aspettare un bambino. Moglie e marito festeggiarono felici, era proprio quello che desideravano.

Una mattina la donna che aspetta il bambino si affacciò alla finestra e vide nell’orto delle Orchesse dei bei mazzi di prezzemolo: verdi scintillanti.

Poi disse tra sé: “Oooh! Che bel prezzemolo! Come avrei voglia di prezzemolo, ma nel mio orto proprio non ce n’è, c’è di tutto ma non il prezzemolo! Accidenti!”

Tanta era la voglia che alla fine, appena il marito uscì di casa per andare a lavorare e le Orchesse uscirono a cercar diavolerie per i loro intrugli magici, la giovane donna sgattaiolò fino al muro che divideva gli orti, si infilò in un pertugio e prese tutto il prezzemolo che poté.

La sera quando le Orchesse tornarono a casa vuotarono i loro sacchi di diavolerie per gli intrugli: code di rospo e ali di pipistrello, unghie di grifone e capelli di morto. Poi andarono nell’orto a cercare un po’ di fresco e trovano un mezzo disastro: metà dei mazzi di prezzemolo scomparsi!

“Ma chi sarà stato? Ma chi sarà stato?” si domandano.

Le Orchesse decisero che l’indomani avrebbero lasciato la più piccola di loro nascosta nel secchio del pozzo dell’orto. In quel modo avrebbero scoperto il ladro del prezzemolo!

Il giorno seguente arrivò presto.

Anche quella mattina la donna, appena il marito uscì di casa e le Orchesse pure, si precipitò nell’orto delle vicine passando per un pertugio del muro.

La giovane donna è lì che raccoglie il prezzemolo quando salta fuori dal secchio la più piccola delle Orchesse:

“Ferma lì, sai! Eccola qua la nostra ladruncola di prezzemolo!”

Nel frattempo rientrarono le altre Orchesse, che avevano solo finto la sortita:

“E ora che ne facciamo? Già che ne facciamo di questa ladra?”

La donna piagnucolando chiese perdono... spiegò che era stato più forte di lei... che mai avrebbe voluto... ma che insomma era incinta e quella era una voglia di prezzemolo, una voglia incontenibile... che capissero una voglia da donna incinta...

“Incinta?” domandarono in coro le Orchesse.

“Sì” piagnucolò la donna.

“Bene bene – disse un’Orchessa – noi ti lasciamo andare, a un patto però: il bambino che nascerà lo chiamerai Prezzemolino e lo darai a noi, sarà nostro”.

“Giura!” fecero coro le altre.

 

 

La donna era tanto spaventata che pur di scappare disse sì a tutto e giurò.

Appena la donna fuggì via tremante e piagnucolante dal pertugio le Orchesse si fecero una sonora risata:

“Ah! Ah! Bene bene, quando ci porta il bambino lo ingrassiamo e poi ce lo mangiamo! Ah! Ah!”

Passano i giorni e passano i mesi e alla fine nasce il bambino… che poi… è una bambina, così la chiamano: Prezzemolina. Una bella bimba con i capelli color della cenere e del sole, con la pelle color del latte e della neve, con gli occhi color del mare e del cielo.

Passano i giorni e passano gli anni e Prezzemolina cresce. Più cresce e più va in giro a fare le commissioni per la mamma: un giorno al mercato, uno al mulino, un altro al fiume a fare il bucato, tutti alla fontana.

Un giorno lungo la strada per la fontana incontra le Orchesse. Vedendola si danno di gomito, poi fermano la bambina:

“Ma che bella bambina! Già quasi una signorina! E come ti chiami?”

“Prezzemolina”, risponde la bambina.

“Ah! Allora senti Prezzemolina dì un po’ alla tua mamma che si ricordi della promessa che ci ha fatto. Domandale se possiamo prendere quello che ci aveva promesso?”

“Va bene, signore vicine di casa”, risponde ingenua e gentile la bambina.

Prezzemolina torna a casa e dice alla mamma:

“Le vicine mi hanno detto di ricordati la promessa, vogliono sapere se possono prendersi quello che gli hai promesso. Hanno detto di non dimenticarsi.”

La mamma che era sopra pensiero, sempre affaccendata con le mansioni di casa, rispose:

“Sì, sì... non vedi che ho da fare... sì, dì loro un po’ che si prendano pure quello che devono”.

Il giorno dopo le Orchesse incontrano nuovamente la bambina lungo la strada per la fontana:

“Hai detto alla tua mamma della promessa?”

“La mamma ha detto di dirvi che vi prendiate pure quel che vi viene”.

Le Orchesse non se lo fanno dire due volte, acchiappano la bambina e se la portano via in un sacco.

Una volta a casa e posato il sacco sul tavolo iniziano a pianificare:

“Facciamola venire un pochino più grande e grassottella, poi ce la mangiamo”.

“Giusto ora è troppo secca”.

“Va bene però non teniamola a ingrassare come le oche; mettiamola almeno a lavorare”

“Già potrà fare lei i lavori di casa, ho sempre sognato una domestica!”

“Una sguattera vorrai dire”.

“Sì una serva, una sguattera. Abbiamo finito di ramazzare e cucinare!”, conclusero felici in coro.

 

 

Passano i giorni e passano i mesi, Prezzemolina cresce e ogni giorno fa i lavori domestici per le Orchesse: sbuccia le patate, spazza il camino, pulisce i fornelli, mette a posto la cantina, mette in ordine lo stanzino del carbone, divide le code di vipera da quelle di biscia, mette i pomodori sott’olio e le acciughe sotto sale e i capperi nell’aceto, taglia i rami e pota i cespugli, cogle i fiori e fa sciroppi di rosa, rassetta le stanze, stende i panni, lustra gli stivali, prende il vino dalla botte e l’acqua dal pozzo.

Così un giorno, come tutti i giorni, la bambina si affaccia al pozzo per prendere l’acqua, ma quel giorno si accorge che laggiù in fondo qualcuno sta piagnucolando:

“Gnau gnau, che dolor! Gnau, gnau, che destin!”

Prezzemolina guarda e non vede il fondo, così dice:

“Cosa c’è? Chi è che piange?”

“Gnau gnau, me meschin, son caduto, spinto da un can, che destin!”

Prezzemolina guarda meglio, aguzza la vista e vede che la voce è di un gatto nero:

“Gnau gnau, aiutami, salvami da ’sto triste destin!”

Prezzemolina salva il gatto e lui tutto riconoscente:

“Ti conosco sei Prezzemolina, povera bambina a servizio dalle Orchesse! Sono un gatto e non ti potrei aiutare però sono un gatto speciale, un gatto magico. Quando hai bisogno di aiuto mi puoi chiamare: Gatto Berlacco! e io vengo e t’aiuto”.

Passano i giorni e passano i mesi, e poi ne passano degli altri. Prezzemolina cresce, ora è proprio grandicella e pure grassottella. Così una sera dopocena, quando ormai la bambina è una ragazza ed è a letto, le Orchesse si mettono a pianificare:

“È tempo di mangiarla”.

“Già, è proprio grassottella!”

“Potremo farla bollita con le rape”.

“No, meglio arrosto con le patate”.

“No, no, al forno e non se parli più, poi chi vuole ci mette la mostarda”.

“Sì, sì, sì!”

“Sì però ora come facciamo a mangiarcela, d’accordo che siamo Orchesse, ma un minimo di maniera dopotutto...”

“Già con tutti i lavori che ci ha fatto”.

“E sì, bisogna che faccia qualcosa di male se no… mi rincresce”.

“Sì anche a me dispiace, mica si può dirle: grazie di tutto, ora ti mangiamo”.

“È vero ci vuole un po’ di garbo in queste cose”.

“Facciamole fare qualcosa di difficile, qualcosa che lei non sia capace di fare poi la castighiamo e la mangiamo”.

“Giusto!” concordano in coro.

La mattina dopo le Orchesse vanno a chiamare Prezzemolina e le dicono:

“Hai presente lo stanzino del carbone? Dagli il bianco per stasera”.

Prezzemolina non sa come fare poi si ricorda del suo amico gatto e chiama:

“Gatto Berlacco!”

Gatto Berlacco arriva e in men che non si dica lo stanzino del carbone è bianco che più bianco non si può. Il gatto sornione e sorridente se ne va e Prezzemolina resta.

All’ora di cena arrivano le Orchesse e restano sorprese:

“Come avrà fatto? Ma come avrà fatto?”

 

 

Le Orchesse per mangiarsi Prezzemolina se ne devono inventarne un’altra.

La mattina seguente le Orchesse vanno a chiamare nuovamente Prezzemolina e le dicono:

“Vai dalla maga Soffia-e-risoffia e ruba la gabbietta con l’uccello Biscotto Binello e mi raccomando ritorna entro le nove di stasera!”

Prezzemolina non sa come fare poi si ricorda del suo amico gatto e chiama:

“Gatto Berlacco!”

Gatto Berlacco arriva in men che non si dica e dice:

“Tranquilla vai là pacifica! Vedrai che ce la farai! Io ti do un mortaio col pestello, una torta pasqualina e una pignatta di lardo”.

Ma la bambina chiede:

“Sì, ma cosa me ne faccio, come farò?”

Gatto Berlacco sornione e sorridente risponde:

“Tranquilla, quando arriverai vedrai che c’è una porta custodita da una streghina piccina piccina. La streghina piccina piccina è molto cattiva perché da più di mille anni è costretta a fare il pesto su una pietra pestando il basilico, i pinoli, il sale, il formaggio e l’olio con le mani e dal nervoso, quando qualcuno le si avvicina gli stacca la testa. Però se alla streghina del pesto, che da mille anni picchia coi pugni su una pietra, tu le dai il mortaio e il pestello, le insegni come si adopera e le dici che ti lasci passare vedrai che lo farà volentieri”.

“E poi?” chiede Prezzemolina.

“Davanti alla seconda porta, è una porta incantata, ci sono due cani con un grande collare di borchie acuminate. I cani sono molto cattivi perché da più di mille anni la maga Soffia-e-risoffia non gli dà nulla da mangiare. Però se ai cani con il collare di borchie acuminate, che da mille anni non mangiano, tu gli regali la torta e gli dici che ti lascino passare vedrai che lo faranno volentieri”, risponde Gatto Berlacco ma la bambina chiede ancora:

“E cosa ne faccio della pignatta di lardo?”

“Dove ci sono i cani con il collare di borchie acuminate c’è la porta incantata, mentre i cani mangiano tu ungi i cardini della porta con il lardo, così non si sentirà nessun rumore quando la aprirai” risponde il gatto sornione e sorridente mentre se va, nel frattempo Prezzemolina è pronta a partire.

Cammina cammina Prezzemolina arriva al castello della maga Soffia-e-risoffia.

La prima porta: incontra la streghina del pesto, le dona il mortaio e il pestello e passa.

La seconda porta, quella incantata: incontra i cani con il collare di borchie acuminate, dona loro la torta pasqualina, unge i cardini col lardo e passa.

C’è ancora una porticina piccinina piccinina, una porta di legno, Prezzemolina apre anche quella e... che meraviglia!

La ragazza si trova in un salone di specchi e candelabri, d’oro e pietre preziose, con tende grandi quanto non sa dire, con ricami di seta e merletti d’ogni filo, a terra pavimenti di marmo e smeraldo e al centro della sala una scala di ardesia e rubino. Prezzemolina sale la scala d’ardesia e rubino e si trova in una veranda sormontata da una voliera di filigrana. Per raggiungere la voliera sale una scaletta a chiocciola di cristallo ed ecco finalmente la porticina. Oltre la porticina della voliera, al centro della stessa, la gabbietta di bambù dell’uccello Biscotto Binello.

 

 

Prezzemolina prende l’uccello Biscotto Binello lo nasconde in un cestino e si precipita fuori. Saluta le guardie della seconda porta, quella incantata, saluta la strega della prima porta e cammina cammina, anzi corri corri, torna alla casa delle Orchesse.

Ancor prima di arrivare alla casa delle Orchesse, Prezzemlina trovò ad attenderla un’incredibile sorpresa. Vedendola arrivare con l’uccello Biscotto Binello, il Gatto Berlacco si era trasformato in un meraviglioso principe. Ora la aspettava davanti alla porta spalancata della casa delle Orchesse.

Prezzemolina, bocca aperta occhi indreduli:

“Ma Gatto Berlacco… cosa sei? Cosa succede?”

Berlacco provò a spiegare:

“Prezzemolina, in realtà sono un principe, sono state le Orchesse, con un maleficio, a trasformarmi in un gatto. Ora che hai liberato l’uccello Biscotto Binello hai sciolto l’incantesimo, sono finalmente salvo!”

La ragazza è ancora incredula:

“Ma scusa le Orchesse, d’accordo che sono Orchesse, vuoi dire che sono così sceme da avermi mandato a prendere l’uccello Biscotto Binello sapendo che poi tu saresti tornato ad essere un principe, che si sarebbe sciolto l’incantesimo?”

Berlacco sorride:

“Le Orchesse non credevano che tu potessi compiere questa impresa, era solo una scusa per poterti mangiare senza troppi sensi di colpa, infatti guarda...”

Dietro al principe, che era stato Gatto Berlacco, Prezzemolina vide tre statue di pietra: erano le Orchesse! Legate anch’esse all’incantesimo dell’uccello Biscotto Binello si erano trasformate in tre buffe statue da giardino.

 

Miscellanea Miscellanea Draghi, orchesse e calderoni
ISBN:  978-88-6373-488-1
Pagine:  120
Formato:  20x20 cm
Anno:  2017

Titolo  
Draghi, orchesse e calderoni
€    15,00