Maraglianeschi
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Maraglianeschi

Maraglianeschi
La grande scuola di Anton Maria Maragliano
a cura di Daniele Sanguineti

“[...] pel vezzo universato di ascrivere ogni imagine di quello stile al proprio scalpello del Maragliano” (1864). Già Federigo Alizeri, storiografo ed erudito ottocentesco, aveva intuito la complessità dell’approccio critico alla produzione di statuaria in legno avviata da Anton Maria Maragliano (1664-1739) e proseguita da una serie di allievi ed epigoni. Lo straordinario successo goduto in vita dallo scultore non venne interrotto con la sua morte per la richiesta costante di un codice gradito che, grazie ai suoi eredi, protrasse l’immaginario tardo barocco – nel campo della statuaria sacra e processionale – ben oltre i limiti temporali concessi dalla naturale evoluzione stilistica, sopravvivendo in piena età neoclassica.

Il ‘maraglianismo’ è dunque un fenomeno tipicamente genovese che si riscontra con un alto tasso di densità sul territorio dell’antica Repubblica di Genova (comprensiva dell’attuale Oltregiogo e della Corsica), con episodi di consistente esportazione nella penisola iberica.

Dopo lo studio monografico dedicato a Maragliano (2012), questo nuovo volume, reso possibile grazie alla doppia attenzione riservata all’argomento dalla Compagnia di San Paolo – con il progetto di ricerca La grande scuola di Anton Maria Maragliano: allievi, seguaci ed epigoni e con il bando (2015-2016) per iniziative di restauro all’interno di un percorso di conoscenza e valorizzazione della scultura maraglianesca –, affronta, con l’apporto di specialisti e di giovani studiosi, il tema della ‘grande scuola’ tentando un affondo negli accadimenti successivi al 1739. Le linee di indagine hanno seguito un doppio binario: da un lato l’approccio alle varie generazioni di allievi di Maragliano, con una serie di approfondimenti sulla diffusione e persistenza dei modelli, sulle scelte iconografiche e sulle tipologie produttive, dall’altro la distribuzione sul territorio, per mappare la fortuna delle iconografie ma soprattutto per constatare il monopolio esercitato dagli eredi diretti della bottega del maestro, i cugini Agostino Storace e Giovanni Maragliano, con ‘isole’ di predilezione per l’uno o per l’altro. La quantità della loro produzione, e di quella dei loro allievi, è consistente fino alla fine del secolo non tanto sulla piazza genovese, per certi versi satura, ma soprattutto nelle due Riviere, alle estremità dei confini e in ogni più profonda vallata. Un esito nuovo, dunque, che apre inattesi campi di indagine e che ribalta, in questo caso, il giudizio di Alizeri per il quale “vediamo de’ seguaci scarse produzioni”.